Dall’alimentazione lattea al seno materno all’alimentazione solida

Il cibo migliore per il lattante è il latte materno: più gli viene fornito e più ne trae vantaggio.

Non esistono carenze alimentari dovute al latte materno (la cui composizione varia durane l’allattamento e si adegua alle esigenze del bambino che cresce) perciò non è per questo che si sospenderà, ma perché il bambino stesso farà capire quando è giunto il ‘suo’ momento per passare al cibo solido.

Segnalerà questa esigenza:

  • Con la dentizione
  • Con la capacità di stare seduto
  • Con l’interesse per il cibo dell’adulto
  • Con la conquista di sempre maggior autonomia

Quando si avviano queste condizioni, si avvii molto lentamente l’introduzione di cibi diversi dal latte, conservando i pasti al seno, in modo che il passaggio non sia traumatico.

In questa prospettiva , tra i giochi del bambino, si potrà inserire un cucchiaino per fargli conoscere lo strumento con cui, di lì a poco, dovrà alimentarsi. Importante ogni tanto, fargli assaggiare qualche cucchiaino di brodo vegetale, succo di mela o di carota, per aiutarlo a conoscere cibi diversi dal latte.

Con gli assaggi (solo dopo la fine del V mese) si avrà anche il vantaggio di preparare la nuova flora batterica del canale digestivo, evitando le piccole crisi di aerofagia , gli eccessi di muco intestinale, le feci brutte.

Così facendo il bambino sarà in grado di disinteressarsi al seno e di essere lui il protagonista della scelta di crescere: è lui che può fare a meno del seno e non la madre che glielo nega.

Ci vogliono calma e concentrazione

Il bambino deve poter mangiare senza fretta, i bambini spesso mangiano lentamente. È giusto lasciargli il tempo necessario, senza forzarli e con regolarità negli orari.

E’ importante che per il pasto il bambino si senta fisicamente a proprio agio: le mani lavate, la tavola apparecchiata, il bavaglio pulito … la vita è fatta di piccole cose…

Il clima in cui si svolge il pranzo ha grande importanza per l’appetito: nessun trucco per farlo mangiare, nessun ricatto, sgridate o ultimatum, in quanto questi atteggiamenti abituano il bambino a non concentrarsi su quello che sta facendo , a non connettere il cibo che entra in bocca con la fame che si sta saziando. Più avanti negli anni saremo pronti a sgridarlo se si incanta o si distrae mentre mangia: ma sono stati gli adulti a non averlo educato a prestare attenzione a ciò che sta facendo.

Rispettare le sue scelte

Fin da quando si prepara il pasto, si dovrà annunciare al bambino che cosa si sta facendo, spiegandogli che presto si andrà a tavola perché la pappa è pronta, la pappa è buona e lui ha fame. L’importanza a tavola di farlo sporcare o giocare con il cibo è ormai nota da anni e raccontata da specialisti e terapeuti.

Se rifiuta un piatto sarà bene non forzarlo, ma nemmeno sostituire il piatto con un altro (nei primissimi giorni dello svezzamento si ritiene utile, dopo un po’, se rifiuta il cibo solido, dare il latte).

Soprattutto il bambino non va pregato perché mangi; dopo poche settimane ci si renderà conto dei suoi gusti e si preparerà cibo di suo gradimento.

Il cibo non deve essere usato mai come ‘pacificatore’, soprattutto per tenere il bambino buono o occupato

Un’alimentazione vitale

E’ utile preferire sempre cibi il meno manipolati possibile e usarli nella presentazione più simile a quella che ci offre la natura.

Quindi puntare per esempio sui cibi integrali, che mantengono tutte le componenti (vitamine, oligoelementi, enzimi)

Gli alimenti integrali sono ricchi in fibre o scorie, la cui presenza nel tratto gastrointestinale facilita il transito intestinale. La cellulosa però non è digeribile e impegna l’intestino in un’intensa attività (preziosa attività nell’adulto che per un bambino però può risultare troppo impegnativa per il suo organismo immaturo, soprattutto nel primo anno di vita: si consiglia pertanto di setacciare le farine integrali per togliere l’eccesso di fibra. A mano a mano che il piccolo cresce e che le sue capacità digestive aumentano, si allargheranno le maglie del setaccio.

Consumando alimenti genuini, crudi o freschi, integrali, non sterilizzati, si contribuirà a costruire o ad integrare la flora batterica simbiotica presente sulla superficie delle cavità del corpo comunicanti con l’esterno (bocca, naso, vie respiratorie, intestino, vagina).

In particolare per i bambini allattati artificialmente sarà fondamentale l’introduzione di cibi ‘vivi’ che apportano i seguenti vantaggi:

-producono vitamine (B12 e K)

-aiutano l’assorbimento secondo le necessità

-favoriscono le defecazione

Di contro, per conservare l’equilibrio vanno evitati i trattamenti antibiotici e l’uso di disinfettanti, che eliminano, oltre ai microbi dannosi, anche i componenti positivi della flora batterica. La specie più importante  dei microrganismi che compongono la nostra flora batterica è quella dei batteri lattici (lattobacilli), abbondanti in cibi che il bambino può assumere sin dall’inizio dello svezzamento, come lo yogurt e i vegetali freschi.

Le combinazioni alimentari

La nocività non dipende da un alimento, ma dall’associazione di alimenti che impegnano l’organismo in processi digestivi contrastanti fra loro.

Evitare (soprattutto all’inizio dello svezzamento) di proteine animali e amidi

Evitare la combinazione di alimenti proteici diversi nello stesso pasto (carne e uova, fagioli e formaggio, …)
Ogni alimento richiede un particolare succo gastrico, secreto in tempi diversi, evitiamo soprattutto nel bambino latte vaccino – carne: il latte nello stomaco coagula in grossi fiocchi che possono inglobare pezzi di carne, rendendone difficoltosa la digestione.

Evitare frutta o dolci a fine pasto

La frutta ha una digestione facilissima e rapidissima, passa direttamente nell’intestino dove viene assorbita. Se la assumiamo invece insieme agli altri alimenti resta più a lungo nello stomaco e gli zuccheri in essa contenuti fermentano. Lo zucchero inoltre inibisce la secrezione dei succhi gastrici.

Evitare di assumere acidi durante il pasto (aceto, limone, succhi di frutta…) perché rallentano la digestione degli amidi (inattivano la ptialina)

Evitare la combinazione di grassi e proteine: i grassi (fritti, burro panna) inibiscono la secrezione dei succhi gastrici rallentando la digestione delle proteine. I grassi non vanno mai cotti.

Le combinazioni alimentari errate comportano digestione e utilizzazione incomplete dei cibi (il bambino non cresce anche se mangia) e un prolungato impegno intestinale (il bambino è irritato, dorme poco). Possono produrre processi fermentativi e disturbare con le coliche gassose, mal di pancia, stipsi. In questa situazione sfavorevole la flora batterica intestinale ‘buona’ può essere colonizzata da flora batterica patogena, e possono in conseguenza insorgere diverse patologie (faringiti, tonsilliti, bronchiti, otiti, cistiti, candida).

Le energie fisiche e psichiche del bambino sono concentrate attorno al fenomeno ‘digestione’ e distolte da altre attività organiche e psicomotorie altrettanto importanti

 

Dott.ssa Roberta Pomina

Biologa nutrizionista

www.igeastudiomedico.it

www.bionutrizionistacomo.it

392.7936018

 

Bibliografia

L’alimentazione del bambino che cresce

T.Valpiana Ricette per l’alimentazione naturale del bambino, red!, Milano

G.Fulghesu Svezzamento Naturale, Tecniche Nuove, Milano

G.Dalla Via Le combinazioni alimentari, red!, Milano

I.Rattazzi Come nutrire i bambini e farli crescere sani, Sonzogno, Milano